giufà


CAP 1°: STORIE DI PAZZI
Novembre 26, 2007, 9:27 am
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Per le  mie morti inutili…

“ammiri la vita quando viene a mancare, la ammiri  solo mentre  si spegne come una  stella quando cade vedi la sua particolare bellezza, solo in quel momento prima confusa  in mezzo alle altre, come se non fosse stata sempre la per te” 

Vento freddo di primo inverno che  taglia in due la faccia, che si è persa l’abitudine.
Ultime  foglie d’autunno che si rincorrono in turbini e spirali su un marciapiede,
chissà se giocano o litigano, vento strano insolito, forte, strada lunga deserta, marciapiede largo.
Sotto la luce bassa dei  lampioni l’ombra di un uomo cammina con passo inutile lento e gobbo.
Sotto il braccio come fosse una baguette, una fottuta busta gialla.
Busta gialla di quelle con la graffetta ripiegata per assicurarne un contenuto grave,
troppo grande per essere infilata in borsa o nel portafogli,busta grande che non puoi dimenticare  busta grande che puoi solo perdere.
Scomoda nelle dimensioni, scomoda nel contenuto.
Eppure quella busta inizia a spiegare,
spiega quell’uomo quella camminata strana, il suo passato,Il presente che non esiste, il futuro che avrebbe affrontato.
    

“Pronto Sig. OCUNSALE ?” 

“Ocunsami signorina, è di origine Giappo,  ma è scritto in Italiano, mica in ideogrammi.”Divento una bestia dopo una vita che mi sbagliano il cognome, 

“Ma mi chiami pure Igor”, ho capito chi è, mi ricordo bel culo, tette grosse

“Sono Maria, l’assistente del dot. SDEMAN,  si ricorda della tac al cervello ?” 

“Si signorina, ricordo la sua voce  la tac e non solo”  l’idiota non capisce, continuo: 

 “Avevo mal di testa, mica l’Alzhaimer (almeno credo), non si preoccupi, nel frattempo sono riuscito a curarlo (penso alle bottiglie di rum che devo buttare da una settimana ferme all’ingresso), mi potete pure mandare i risultati a casa”,  risponde:

“no guardi il Dot.SDEMAN  la vorrebbe vedere in ogni caso” 

“Niente di grave spero” dico, penso chissà quante volte ha detto niente di grave sta cerebro lesa a gente con un tumore al cervello grande come un limone. 

“No niente di grave, non si preoccupi, ma il Dott.  La vorrebbe vedere per parlarle mezz’oretta, va ben domani alle 19 ?”  Eccola la penso….dico….“In realtà a quell’ora avevo un appuntamento con due amici (Gin e Tonic), non riusciamo a fare prima ?”  “no prima lo studio è aperto”

 “Allora bene alle 19 arrivederci” “A domani sig. Alesancu.”

Rinuncio a  farle dire bene il mio cognome….meglio calve che bionde….
Ho sempre sostenuto che le donne bionde con le tette grosse hanno il cervello piccolo, in virtù non meglio precisata teoria (mia ovviamente)  un po’ assioma, un po’ riscontro empirico, di compensazione cromatico-naturale, lei non è che stia facendo niente di significativo per confutarla….
Ma che cazzo vuol dire prima lo studio è aperto al pubblico ?
Mica vorrà scoparmi, uno il cui nome ricorda una marca di trapano da hard discount…
”un fantastico  trapano Sdeman senza filo a soli 9,90”                                                  
Lo deve avere grosso uno che si chiama Sdeman. Ma a che cazzo sto pensando ?
Sono le 18 domani magari non riesco a vedere i miei amici di un a vita (Rum coca, vodka e lemon), oggi ci passerò un po’ più tempo.
Cosa c’è di meglio di un Gin Tonic fatto da un barista svogliato in botta ancora da fine settimana, nella città che non esce. Poi potrei avere uno o anche due mali incurabili morire in pochi mesi, potrebbero essere gli ultimi momenti di ebbrezza e di vita.
Entro in uno dei miei tre bar preferiti dove ormai conoscono il mio gomito, ne ordino due per non alzarmi più, gli dico di portarmi fuori il secondo fra dieci minuti, così poi,quando arriva con il secondo gli ordino il terzo….(d’altronde potrei avere un tumore al cervello, che senso ha preservare il fegato, e come lavare la macchina prima di fare un safari).
Esco con Ginepro, il barista mi avrebbe sicuramente parlato di calcio, ha sciarpe appese dappertutto ed è lunedì, io il calcio l’avrei dato volentieri in culo, mi ha messo il Bosford dentro il gin tonic, bevo solo Bombay.
Fuori  il primo freddo d’inverno, ma c’è vento da due giorni l’aria è pulita e profumata, mi godo il giallo e il rosso mattone dei palazzi di inizio secolo, in questa città dall’aria raramente trasparente, città deserta come agosto, classica serata dove in giro trovi matti e randagi.
Di fronte a me una matta per l’appunto, si capisce dallo sguardo, dal movimento ossessivo del tronco avanti e indietro, da dieci Philip Morris Gialle spente nel posacenere tutte a metà, dalla tuta in acrilico viola e rossa che la fa sembrare Mazzinga zeta.
Ma è bella, una bellezza stanca mangiata dalla tensione, bellezza stremata da chissà quale storia.
Le chiedo una siga risponde che non me le può dare le stanno finendo, (è pazza mica scema)  spegne la sigaretta a metà ne accende un’altra. 
“Come ti chiami ?”“igor”
“io Carla piacere” Sento che abbiamo qualcosa in comune  e mi fa impressione trovarmi a mio agio con un matto, dovrei essere parte sana della società io, non so che dire, frase di circostanza: 

“Bel nome, mia madre si chiama Carla”  e lei come se nulla fosse, senza guardami in faccia sempre ondeggiando avanti e indietro: “Sta male tua madre non è vero?”  

Cazzo di sensibilità dei matti e poi l’ho detto c’è qualcosa tra noi…ma mi sento come se passeggiassi di sabato pomeriggio in via della Spiga in mutande con una macchia di piscio davanti. Mi  ha subito scoperto l’anima.

 Continua gioco folle,  di scambio di vita di intimità, un metro io un metro lei.

 “si mia madre sta male, muore ogni giorno di più  e nessuno mi dice perché” 

Un metro lei:  “io mi chiamo Carla ma prima mi chiamavo Giovanna, ma poi ho deciso di non chiamarmi più Giovanna” Accende un’altra sigaretta con la metà che poi spegne, ne ha già spenta un intera, quella che non mi ha voluto dare pazza bastarda, darei l’anulare per una paglia (tanto non mi sposerò mai), ingollo gin.

  “Giovanna lavorava faceva la cameriera. A Giovanna piaceva lavorare, lavorava bene era scrupolosa, precisa responsabile, lavorava tanto bene che poi hanno deciso di prenderla anche per fare da baby sitter a tempo pieno in quella bella casa con i balconi pieni di edera. Giovanna così si è innamorata del figlio della famiglia della nuova parte del lavoro. Lui come tanti uomini non ha capito il suo amore e ha approfittato del suo benessere della sua posizione del suo fascino da padrone, poi non ha voluto più Giovanna ne la nuova vita dentro di lei.
Giovanna era brava non aveva vizi non aveva colpe, Carla no” 

Mi ha dato un chilometro….non ho più metri ma so che ormai al mondo solo i pazzi sono generosi.
Capisco perché  spegneva le sigarette a metà (era la metà che Giovanna non fumava).

Riprende:
“adesso vado mi sono cagata addosso, arriva mio fratello, lui povero continua a chiamarmi Giovanna, vorrebbe che tornasse ma io non voglio”

 Si ferma una macchina, un uomo dalla faccia stanca mette un asciugamano sul sedile apre lo sportello.Va via senza salutare senza avermi guardato in faccia, probabilmente era Giovanna che non ha più il coraggio di guardare un uomo in faccia. 
Arriva il secondo Gin Tonic con il Bombay questa volta, barista sciocco mi chiede scusa per la puzza di merda di Carla/Giovanna, non immagina che a me puzzano più di merda le sue scuse borghesi, ma per farsi perdonare mi propone il terzo io vedo, rilancio per il quarto, così faccio poker e prendo il piatto.Penso che bevo esattamente il contrario di come regalo Tulipani, sempre in numero pari.  

1 drink nemmeno mi siedo, i miei baristi  non mi danno nemmeno il resto di dieci euro…
2 drink  può bastare per serata tranquilla, testa lucida per serata libro e canna…
3 drink sei a metà fra lo sbronzo e il tranquillo, non ha senso…
4 drink sei sbronzo per due ore se la serata finisce presto sei a posto…
5 drink  se ti fermi stai male…
6 drink è quello della reazione fisica d’orgoglio hai imparato a sintetizzare, pisciata lunga soddisfacente rinfrancante  il fisico ringrazia, sono diventato immortale !
 Poi vado a  2  all’ora, fino alla fine dei miei giorni (poi dicono che vivo troppo e troppo veloce)

….Ritorno sulla terra domani un uomo un trapano, che di mestiere annuncia disgrazie mi vuole vedere dopo l’orario di lavoro suo e mio.

Ma il gin addormenta la mia preoccupazione scaccia paura, non c’ho voglia di dormire penso al resto della serata.
Penso ancora c’è un momento della serata o mattinata (dipende come sei messo) in cui il bevitore decide di cosa farsi:

-rum e wisky sbornia morbida calda che sale piano e ti vuole bene, il rum ti vuole bene anche “la mattina dopo” il wisky no….
-Gin  riflessiva il giorno dopo non  ti vuole proprio bene anzi tenta di ucciderti (così come tutti i distillati, grappa ecc)…
-Birra allegria che non ti accorgi che arriva, ma lenta, io in genere voglio tutto e subito “mattina dopo” stai anche meglio che se non avessi bevuto…
-Vodka , grazie di esistere,non ha quasi sapore, lei ma quando arriva in testa ormai è troppo tardi sei fottuto, “la mattina dopo” non me ne ricordo una…
- Tequila, quasi tutti quelli che conosco hanno smesso di berla a 16 anni, diciamo, dopo incidenti di percorso, di “mattine dopo” me ne ricordo una sola,  e la ricorderò per tutto il resto della mia vita

-Vino è serio proposito dedicarti prima di morire tutte le parole più belle di cui sono capace in un poema in 3 tomi, inferno purgatorio e paradiso della mia anima….  


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