giufà


CAP 4°: VODKA TROPPO LUNGA
Novembre 23, 2007, 6:01 pm
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Qua davanti al citofono,
studio D.re SDEMAN, no ci credo che sono arrivato veramente, guardo il palazzo:
“fascio architettura”, grande, ingombrante, quadrata, scura, grave, inquietante, penso che la storia ha lasciato un bel po’ di merda in giro.
Penso ad altri sciagurati esempi assimilabili, il più lampante, via dei fori imperiali, cazzo di strada fatta costruire da Mussolini ai gloriosi tempi in cui i treni arrivavano puntuali (non poteva fare il capostazione? Invece di massacrare le palle all’umanità, lui prima e le sue generazioni successive dopo) strada che violenta Roma aprendo a metà e seppellendo il centro antico, strada costruita per le parate militari, come dire sciagurata sin dal motivo per la sua creazione.
Rovinare sacra delicata  ed elegante cultura antica, per un uso violento funzionale durato pochi decenni, adesso devi salire su per l’inutile scalinata dell’altare della patria per poter godere resti della vista di antico splendore.
“Altare” significante  di sacrificio e credenze inutili.
“Patria” concetto astratto creato da uomini in delirio di onnipotenza, al solo fine di poter esercitare potere su masse di individui ignari per proprio tornaconto personale.
Due parole che già prese a solo mi fanno venire un attacco fulmineo di orchite, figurati l’una accanto all’altra.Suono campanello citofono, solita assistente lobotomizzata  che nello studio di un neuro chirurgo non lascia presagire niente di buono.
Scale larghe e luminose, 4° piano, salgo a piedi, non sono abituato all’ascensore, claustrofobia fastidio imbarazzo di dover scambiare parole inutili con sconosciuti di cui non conoscerai mai la storia.
Campanello, la lobo-bionda apre porta studio con la borsa  in mano, (peccato avrei voluto fare un po’ lo scemo con lei nell’attesa, giusto per sdrammatizzare), mi fa entrare mi indica la porta oltre la sala d’attesa e mi dice il dottore l’aspetta….Entro inizio a guardarmi in giro ci sono circa dieci passi, dieci passi che potrebbero cambiarmi la vita, che di per se è una questione di passi metri centimetri fatti in una direzione  nell’altra, non è fato, non c’è destino non c’è  Dio,  solamente casualità direzionale.
Anticamera e arredamento  leccati molto design freddo, fatto di sedie e poltrone che non sapresti come affrontare. Riviste mensili da 10 euro cad. nel tavolino in cristallo della sala d’attesa.Trovo feroce la presenza di quelle riviste che fanno venire il desiderio di oggetti a persone cui lui, con la semplice apertura di una busta, un valore fuori norma, una macchia nera dove non ci dovrebbe essere, in pochi minuti potrebbe negare per sempre.
Lo trovo particolarmente sadico da parte del trapanatore,  visto che del funzionamento della mente fa il suo pane quotidiano.Mi avvicino alla porta, sente i  miei passi mi dice “avanti” prima che abbia il tempo di bussare.
Chiaramente mi stava aspettando era impaziente del paziente…io invece paziente non lo sono. Mani sudano freddo, mai visto in faccia, ma la voce e bassa e calda, immagino abbia la barba.Apro la porta entro mi aspetta seduto davanti a me un uomo  grasso sulla sessantina, ha la barba lunga folta nera e grigia arriva quasi fino agli zigomi ricoprendo tutta la faccia, la poca parte non pelosa è ricoperta da occhiali da vista con vecchia montatura dorata a goccia e lenti mediamente spesse, praticamente un uomo che avrà disponibili non più di tre espressioni facciali.
Praticamente un incrocio fra uno Snauzer sale e e pepe e Babbo Natale dopo che sono morte le renne…Mi dice:“si accomodi” indicando la sedia con le dita gialle di nicotina.
Mi conforta il fatto che un medico fumi come un marocchino, la sua incoerenza, che normalmente negli uomini mi fa venire l’orticaria, mi mette a mio agio, come dire non è un tipo equilibrato, l’imperfezione è debolezza, chi è debole  non mi potrà distruggere.
Entro mi fa la domanda magica :“Beve qualcosa?
Rispondo che normalmente non bevo (non gli voglio dare lo stesso vantaggio che mi ha dato con le sue dita), ma vista la situazione magari avrò bisogno di qualcosa che  mi sostenga, gli chiedo una vodka liscia senza ghiaccio, riempie un bicchiere con una quantità degna di un milk shake menù grande….
Mentre liquido bianco e luminoso scivola placido nel bicchiere come se fosse inconsapevole della sua potenza, ripenso a  Camilla e la sua aggiunta…..
“Mi premeva innanzitutto tranquillizzarla, lei non ha nessun tipo di patologia, nel senso che fisiologia del suo cervello funziona perfettamente
Sul funziona perfettamente” io ho serissimi dubbi penso, poi mentre ancora fantastico, inizia a farmi delle domande di carattere generale del tipo:“lei fuma sigarette ? beve molto, si idrata ? che mestiere fa ? problemi di depressione ?”
Rispondo: “Guardi non fumo sigarette (dolo omissivo), bevo tantissimo (dolo commissivo), faccio un mestiere come tanti altri (dolo depressivo)”
“E la depressione ?”
“Chi non soffre di depressione almeno una volta al giorno, quando guarda il TG?”
Capisco che sta andando a casaccio ci gira intorno, non so se continuare questa specie di partita a scacchi intorno la mia psiche o rovesciare tavoli e pezzi della scacchiera per capire la sua reazione…Rovescio:“senta, sono venuto qui perché avevo mal di testa, e mi ritrovo fuori orario ricevimento a bere un litro di vodka, con lei che mi chiede se soffro di depressione, dopo che ha fatto una Tac al cervello?
Vedo che quando nomino la parola cervello….lui sorride, penso ora gli sputo in faccia, ma continuo….
“ovviamente se sono qui in questo momento e in questo modo avrà qualcosa di interessante da dire, ma mi sento un po’ un animale braccato, lei si è messo nella classica posizione superiore di chi gode di asimmetria informativa, è un meccanismo che trovo estremamente banale oltre che fastidioso subire da una persona nella sua posizione” 
Finalmente per un attimo vedo lo Snauzer cambiare espressione (una delle tre possibili, fra: ascolto saggiamente, parlo saggiamente, e il colpo apoplettico, mi rimane solo la terza spero di vederla prima del secondo drink).
Si passa una mano nella boscaglia, per un attimo infinito temo che non sia più  capace di tirarla  fuori, poi riesce. Probabilmente per sottolineare, che mica parla a vanvera e allo stesso tempo  captare la mia attenzione, molto teatrale come comportamento.
“Guardi io l’ho convocata per parlarle con calma, come le ho detto il suo cervello….
” Altro sorriso   “o meglio i suoi cervelli funzionano perfettamente, S
i proprio così….ha sentito bene i suoi Cervelli…..Lei ha due porzioni di cervello ognuna divisa in due emisferi, che poi si riuniscono in fascio di terminazioni nervose esattamente doppie rispetto ad un cervello standard all’altezza dell’Atlante e dell’Epistrofeo, guardi si vede chiaramente”…Così facendo con una certa perizia scenica tira su una tapparella, sotto alla quale aveva appeso una immagine curiosa,(la tac del mio cervello) ed una che invece mi è più familiare e mi rimanda a certi libri delle elementari dal titolo “il meraviglioso corpo umano”.
“l
a cosa più curiosa è che lei non apparenti problemi di trasmissione del movimento o handicap” 
Penso… “lei invece si”…dico
“Il suo complimento mi lusinga…”…continua, non curante del mio cinismo….“Siccome il caso come capirà è tanto raro quanto interessante, volevo chiederle la disponibilità per poter effettuare una serie di test e di esami per comprendere la fisiologia funzionale della sua massa cerebrale”

Io…

”NO”

“Guardi le assicuro che i non sarà doloroso”…..io….“Guardi il dolore non mi hai mai spaventato è scoprirne la causa che mi disorienta, potresti anche realizzare che non ne esiste una soluzione, in quel momento scopriresti di essere fatto, senza sogni senza desideri e senza speranze, senza via di fuga dal dolore infinito.
Lui mi guarda un po’ disorientato, non sa cosa dire…..poi….“Guardi ci pensi io nel frattempo le do i risultati degli esami, se dovesse cambiare idea io la vorrei sottoporre ad una set di test psicologi, ed un set di test neuro-psichiatrici, in ogni caso se dovesse ancora avvertire, fastidio tipo il mal di testa che l’ha portata a venire qui da noi o altro che lei non ritiene normale mi faccia sapere, le do il mio numero privato, avrà una corsia preferenziale su tutti gli altri pazienti.
Svuoto con una certa facilità che lascia presagire abitudine il mezzo litro di  vodka rimasto ringrazio saluto….guardo l’orologio sono ancora in tempo per trovare libero il mio sgabello preferito davanti al bancone preferito, davanti al mio barista preferito, prendo la mia busta con la foto dei quattro emisferi e vado via….
“Ci penso su eventualmente come dice lei prendo la corsia preferenziale….”    


2 Commenti finora
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…i fangs di Igor attendono con ansia…

Commento di Minolla

l’attesa consapevole delle certezza è la parte migliore della ricerca della soddisfazione.
Ciao Minolla.

Commento di camurria




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