giufà


CAP 6°: STORIE LA MIA
Novembre 20, 2007, 6:02 pm
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Giaccio sul letto, il suo respiro si normalizza, ogni tanto le vengono brividi di freddo, che tenerezza!
E’ normale con tutto quello che corre nelle nostre vene stamattina, una buona dormita un paio di the e starà meglio di prima.
Io invece bene non sto, e per pensare di distrarmi il the me lo dovrei versare bollente addosso, oggi non arriva rassegnazione e noia che normalmente subentra ogni mattina e che mesto mi costringe a un modo che non mi appartiene, sono inquieto.
La metà del mio cervello, quella razionale, quella che la mattina dopo notti di bagordi ed eccessi riprendeva il sopravvento, stamattina finalmente si è data malata, forse le droghe che ho ingurgitato hanno selettivamente ucciso neuroni e sinapsi che le permettevano di prendere il sopravvento.  
Arriva invece l’intolleranza, forza, rabbia rossa, follia lucida.
Decido, mi vesto anche meglio del solito, metto su la maschera,
.Chiavi casco portafogli gesti automatici abitudinari (qualcosa è rimasto) in un attimo inforco il bolide, giro chiave polso destro e via verso la fine di questa oscenità….Arrivo nel posto mostruoso, porte cancelli che delimitano la razza di schiavo che sei, clima finto, tanti finti buongiorno… l’ipocrisia inizia dal mattino….che abitudine del cazzo darsi del buongiorno quando sappiamo tutti che davanti attende una giornata orrida.
Poi ci sono quelli che ti salutano solo se sei vestito bene, tipico.. “i pezzi grossi” (di merda), solamente quando sei in giacca e cravatta, contrariamente fanno finta di non vedere, sebbene il giorno prima fossi nel loro ufficio a discutere su come salvare le sorti del business del panino ipercalorico, dell’assorbente con le ali, del ferro da stiro  intelligente, dello yogurt che fa cagare o della pillola che te lo fa venire duro.Che schifo, il tutto mi risulta particolarmente aberrante, non capisco come possa avere sopportato in questi anni, adesso mi sembra così chiaro così forte, non arrivo ad immaginare un alternativa, un secondo di più passato in questo inferno.
Mai nella mia mente c’è stata tanta lucida determinazione, tanta chiarezza, realizzo che l’acido alisergico della notte, ha offeso, spero definitivamente, quella parte del mio cervello che mi donava capacità di sopportazione e tolleranza. La parte offesa è la metà idiota del mio essere, quello cresciuto con il pane delle convenzioni sociali.
Arrivo entro nel suo ufficio risulto bello come il sole in giacca e cravatta.Lei, il mio capo (lo dico sempre con un certo sarcasmo, mi sembra assurdo che qualcuno possa essere il capo di qualcun altro) è una grassa carampana, ancora in età da riproduzione, anche se indecifrabile fra i 25 e 50, solo il carbonio 13 potrebbe rivelare la verità..  Mi riceve sempre volentieri quando la mattina condiscendo ai suoi canoni estetici, probabilmente le fornisco immaginario erotico per il discorso a uno con il suo sesso nella serata.
Decido di giocare sull’effetto sorpresa.
Entro senza chiedere permesso mi seggo,la guardo e penso…
-che tipo di mutande può portare una donna del genere, come fa a dire al commesso:
“mi dia  una sesta ?”
 Più probabile le compra al supermercato e sceglie per pagare la fila con  la cassiera, magari un po’ abbondante (evitando accuratamente i maschi in età riproduttiva), che abbia compassione e misericordia dettata dal naturale spirito di solidarietà umana,
oppure manda un indiana qualunque fra quelle che gli puliscono casa, fanno la spesa,  scopano il marito e/o il figlio etc…non so.
Mentre penso a tutto questo seduto davanti a lei, in silenzio, separati da un tavolo di cristallo con bei piedi in acciaio cromato e lucido, che vale tre miei stipendi, tavolo che separa fisicamente i nostri spazi ultimo baluardo convenzionale della sua supposta superiorità, che mai si è ripagato così bene il suo costo immorale.
Guardo i suoi occhi a palla inespressivi a metà fra un rospo velenoso del Madagascar e l’orata di allevamento Esselunga senza banco del pesce la domenica sera.
Più rimango in silenzio più la sua faccia diventa un punto interrogativo mi diverte, aspetto che inizi a parlare…Finalmente dopo un silenzio imbarazzante lei mi dice:
“Buongiorno, a cosa devo la visita ?”
penso almeno a lei le farò togliere il vizio di dire quella cazzo di parola
“Buongiorno una sega, fra dieci minuti me ne vado…”
Sorriso stupido…un po’ spiazzata dall’immediato turpiloquio…
“in che senso ?”
“ Mi faccia, anzi fammi, penso sia giunto il momento di mandare a cacare queste cazzate formali, un rapido elenco di quanti sensi conosci nelle parole ME NE VADO…, la tua idiozia a volte mi risulta offensiva…”
 lei sorride questa volta impaurita dal turpiloquio, gocce di sudore le bagnano la fronte, sento la puzza della sua paura come animale in caccia,  se avesse un tasto sotto il tavolo come nei film Americani per chiamare il cattivo che mi butta fuori facendomi rotolare con un calcione, lo avrebbe già schiacciato, ma il tasto non c’è, la stanza dei bottoni è mia. 
E’ incredibile come si rivoltino le parti, quando in un attimo vengono sconvolti i giochi di ruolo, quando si ritorna sul piano personale, due persone una davanti all’altra senza etichetta senza obblighi, in questo campo sono infallibile la mia logica è animale e assassina.

Guarda mi stai prendendo un po’ alla sprovvista, mi dovresti dare il tempo di rimpiazzarti delle procedure dei flussi che devi rispettare anche degli obblighi legali…….”
 
“Scusa se ti interrompo….ma non voglio perdere le sfumature delle tue ultime parole che ascolterò… -IO devo darti tempo di rimpiazzarti- mhhhh,  per cosa per gratitudine ? Non ne ho nei confronti di Dio, figurati per altri suini”
…chissà se ha capito…
“per quanto riguarda gli obblighi legali se stai facendo una velata minaccia sui soldi del preavviso, ho ben due risposte, vuoi sapere la risposta A o la B “…
”che vuol dire ?”
“Non avevo dubbi sulla tua arguzia, la risposta A è sbattitela in culo la tua elemosina di merda….”
“la risposta B è: te lo sbatto io nel culo, se parli di procedure legali ho un paio di hard disk pieni di fatture posticipate, di straordinari fatti, ma non pagati sebbene richiesti, di coercizioni non proprio legali su ferie e politiche di gestione delle persone, poi fammi pensare….ah si fatture pagate di fornitori vostri amici che in realtà non hanno fatto un cazzo…..temo non  ti convenga proprio fare la Di-Pietro di Milano fiori, perché finisci con il culo per aria, o forse ci finisci in ogni caso non so…”
Impallidisce “MA……”
A questo punto io mi sento ebbro di potere, la tengo per la collottola come bestia già svenuta, devo solamente decidere se continuare a stingere la morsa e scuotere per finirla, o lasciarla andare per terra tramortita….ripenso 7 anni, 378 settimane, 2555 giorni, stringo la collottola mi fermerò giusto prima di spezzarle il collo…forse… “guarda proprio perché sono una persona profondamente buona, prima di decidere quale sarà il soldo per ringraziarti di questi anni di pregevole collaborazione, che in questo momento potrebbe passare dalla violenza fisica, ad una denuncia per frode, ad un semplice -me ne vado lasciandoti su un tavolo piangente- ti do ben tre possibilità per influenzarmi e ben predispormi”
§
Lei….“penso sia il caso di riflettere insieme”
“continua mi piace la parola riflettere, chissà cosa significa per te….”
“posso provare a spingere per una controproposta economica….”
“ok ti sei giocata la prima possibilità, fallita, mi hai offeso non stai riflettendo. devi pensare come me…i tuoi soldi le tue macchine mi fanno schifo….”
le squilla il telefono, lo prendo lo lancio via dalla finestra che bel rumore che fa quando solca l’aria, lei a questo punto è terrorizzata…
“Brutta vacca , devi cambiare campo di battaglia, stai cercando di allontanare con il ddt un boeing che si sta schiantando sulla tua torre….” sono veramente un bravo ragazzo a darle una mano per capire…“Non so se mi sono spiegato bene, qui non si tratta del fatto che mi debba o meno convincere a rimanere in questo luogo inutile, ma che  ti sono rimaste due possibilità per farmene andare sena rovinarti, sai che lo posso fare, il tuo primo patetico fallimento ha allontanato la voglia di violenza fisica, mi farebbe schifo toccarti, certo potrei sempre usare un oggetto contundente, ed evitare il contatto fisico, come il tuo portatile ad esempio, hai mai pensato che un portatile potrebbe uccidere?
Pesa cinque chili ha delle punte abbastanza spigolose da poter aprire in due una scatola cranica, e sai che io ho abbastanza forza per farlo, dopo il primo colpo sverresti per la violenza della botta, e non potresti opporre più resistenza, anche se incoscientemente sentiresti il dolore degli altri colpi che uno dopo l’altro si ostinano nello stesso punto finendo di frantumare l’osso, fin quando il sangue umido caldo che sgorga e cola per il collo dona eterno riposo…ti rimangono due tentativi dunque…Vedo  la sua faccia atterrita, vedo le prime lacrime di paura e disperazione sgorgare dai suoi occhi pallati ….
“Guarda…mi spiace se il mio modo di fare ti ha ferito…
” interrompo nuovamente,
“ Il tuo modo di fare non mi ha ferito, mi ha reso più forte, ma mi spiace ti sei giocata un altro tentativo… e la tua compassione mi ha fatto di nuovo incazzare”
…inizio ad aprire e chiudere lo schermo del suo laptop, impulso nervoso come una specie di tic, produco un rumore un po’ ossessivo che associato alle parole di prima causano in lei una reazione di disperazione cieca, quelle che prima erano lacrime lente trattenute dall’ultimo barlume di dignità, diventano fiumi copiosi su un faccione dalle dimensioni di un pane di campagna.Io decido di non lasciarle nemmeno il terzo tentativo…le dico…
“Guarda facciamo così, io adesso ti do questa stupida lettera, vado a casa ne preparerò un’altra accompagnata da una serie di pezze d’appoggio che testimoniano tutte le porcherie che in questi anni, ti sei pregiata di compiere, dalle fatture truccate agli straordinari non pagati, fra un eccesso e l’altro di benessere al colesterolo, …domani tu farai la stessa cosa, darai tu le dimissioni, e ti leverai dalle palle.
Sempre meglio che essere licenziati per giusta causa, almeno ti becchi la liquidazione, farò una telefonata per vedere se effettivamente hai fatto…se no mando tutto ad un paio di sindacalisti e di avvocati del lavoro…
Mi alzo me ne vado, sento il maiale singhiozzare alle mie spalle, mai stato così bene, infilo la porta la lascio aperta, dovrà scomodare il culone per chiudersi nella sua vergogna.
Questo posto resterà una fogna pieno di stronzi, uno in più uno in meno non fa la  differenza, ma io non campo per fare inutili battaglie contro una società stratificata nei secoli di ingiustizia e falsità, ci sono schiere di soldatini dal cervello di latta pronti a prendere il suo posto, è stato solo un modo  di godere di una personalissima estemporanea vendetta (chi l’ha detto che va gustata fredda?), me la vedo domani nel suo letto con gli occhi più pallati del solito da sonno inquieto, prima della quotidiana perversione, appena sveglia realizzare che è successo veramente, approntarsi a svolgere un ingrato compito, varcare la soglia del suo ufficio con una busta pesante che cambierà la sua vita, mi ricorda qualcuno.       


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